un post che ho letto in giro mi ha movimentato un po' di riflessioni.
il "viaggio" è un concetto legato all'individuo, non oggettivo. Non è la distanza o la destinazione, o la compagnia, o la solitudine, a dire cosa è viaggio e cosa è un'altra forma di spostamento.
Di certo il "viaggio" non è equivalente al mero spostamento fisico, richiede una certa predisposizione mentale e la capacità di staccarsi dai propri cortocircuiti mentali, altrimenti è una fuga dai propri demoni irrevocabilmente destinata a fallire, perchè ognuno porta ovunque con sè le proprie ossessioni. Se non è capaci di scacciare gli spettri che infestano la mente, inutile tentare di seminarli scappando... al massimo si riuscirà a depistarli per qualche breve momento.
In ogni caso, e proprio perchè di condizione non esclusivamente materiale ma soprattutto mentale si tratta, non è necessariamente impossibile viaggiare anche senza spostarsi. Pare ci riuscissero soprattutto nel passato, adesso le menti sono forse troppo deboli.
Emily Dickinson ha scritto questa poesia (che ho trovato in un'antologia, non leggo poesia di solito, non voglio darmi arie da intelletuale).
Non esiste un vascello veloce come un libro
per portarci in terre lontane
nè corsieri come una pagina
di poesia che si impenna -
qusta traversata
può farla anche il povero
senza oppressione di pedaggio -
tanto è frugale
il carro dell'anima.
p.s.
x favore vorrei fosse chiaro che il discorso precedente non ha legami con la solita banalità de: "ah, il viaggiatore sì che è bravo, il turista è un poveretto", un luogo comune non condivisibile inventato da qualche snob. Ben venga il turista, che magari maturerà durante l'incontro col luogo, e non ha la falsa certezza di capire tutto ciò che vede come certi "viaggiatori".

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